Esperti. Nicola Conti: «L’emarginazione che non riusciamo a risolvere ci torna indietro
in problemi difficili da gestire». Il capitano Nicola Ricchiuti: «Il minore dev’essere recuperato;
se sarà inserito adeguatamente, potrà trovare un lavoro».
«Per i piccoli immigrati passato e presente sono una fredda giornata di pioggia», commenta don Paolo Rocca, descrivendo il manifesto della tavola rotonda ispirata al Vangelo, svoltasi ad Alba venerdì 15. Sulla locandina dell’evento un bambino cerca riparo dall’acqua, «ma siamo noi a dover trovare un rifugio per quei ragazzi, che hanno il diritto di guardare al futuro con speranza», continua il Direttore del centro Migrantes-Bakhita di Alba. Nell’intenzione di sviluppare il tema della Giornata mondiale delle migrazioni, all’incontro Minori stranieri tra noi: parliamone!sono intervenuti i portavoce di quei punti di riferimento indispensabili agli stranieri minorenni, dalla scuola alla famiglia, dalle associazioni alla comunità ecclesiale, fino alle istituzioni.
Nicola Ricchiuti. Ciascuno ha parlato della propria esperienza in campo educativo, anche il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Alba Nicola Ricchiuti: «Il minore che delinque è una vittima del sistema e le stesse Forze dell’ordine hanno un approccio diverso verso di lui, senza alcuna distinzione di nazionalità. Un clandestino minorenne, se rintracciato, viene messo in contatto con i genitori e assistenti sociali e scatta la procedura di avviso, ma non si procede all’arresto o all’espulsione». Questo “trattamento di favore”, che pone su un piano diverso il cittadino, laddove commetta reati, fino al conseguimento del diciottesimo anno di età, è garantito dalla legge 488, ed è, secondo il Comandante, una giusta tutela: «Il minore dev’essere recuperato; inoltre, se sarà inserito adeguatamente, potrà trovare un lavoro e ricevere il permesso di soggiorno, una volta maggiorenne».
Nicola Conti. Ma l’integrazione muove i primi passi tra i banchi di scuola, dove si trova la maggior parte dei minori. «Purtroppo», commenta Nicola Conti, responsabile dell’area minori e famiglia del consorzio socioassistenziale Alba, Langhe e Roero, «le ultime riforme scolastiche non favoriscono l’inserimento degli extracomunitari. Negli ultimi due anni c’è stato un aumento di frequenza delle scuole inferiori da parte dei minori stranieri, mentre le scuole superiori restano ancora un problema. Meno soggetti hanno la possibilità di accedervi, meno facile sarà l’integrazione». Il Consorzio socioassistenziale gestisce i Cam, Centri di attività per minori, in cui ragazzi di elementari e medie sviluppano attività di tipo ludico-creativo e rafforzano le nozioni scolastiche, ricevendo un supporto maggiore. Organizza inoltre corsi di lingua italiana e tirocini, per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. «Tutta l’emarginazione che non riusciamo a risolvere ci torna indietro in problematiche difficili da gestire, che spesso si traducono in microcriminalità. Recuperare diventa poi difficile; è necessario mettere in campo risorse e spesso i risultati non sono all’altezza dei costi», sottolinea Conti.
Annamaria Rabino, insegnante di scuola media, combatte quotidianamente contro l’isolamento dei ragazzi stranieri, ponendo la diversità come risorsa anziché come ostacolo all’apprendimento: «Quando insegno ai miei alunni modi differenti per risolvere lo stesso problema, loro non sono tanto interessati alle varie tipologie di soluzione, quanto a ottenere il risultato nel minor tempo possibile. Eppure, la varietà è una grande ricchezza; i molti modi di risolvere un problema, come di dire la stessa parola. Avere gli studenti stranieri spesso significa rallentare il programma, ma approfondire». La professoressa Rabino cerca un metodo alternativo per non far sentire ai suoi alunni stranieri il peso della diversità e racconta: «Ho avuto ottimi risultati dividendo i ragazzi in gruppi, ovviamente non etnici, ma per affinità». Ma non intende assolutamente riconoscere la presenza di uno studente straniero come un problema, e conclude: «Faremmo meglio a concentrarci sul fare scuola».
Suor Liliana Barbero. Si prende invece cura dei più piccoli suor Liliana Barbero, direttrice della materna Maria Ausiliatrice, che si ispira a don Bosco: «Come lui ha cercato di dare una dignità agli immigrati del suo tempo, che scendevano dalle vallate per cercare lavoro a Torino, noi oggi ci occupiamo degli stranieri, non solo in terra di missione, ma anche sul territorio». Suor Liliana spiega come l’integrazione sia più semplice tra i bambini che tra gli adulti: «Per loro avviene in maniera facile, concreta e quotidiana».
Chiara Cavalleris
da Gazzetta d'Alba